ISTITUTO DI PSICOSINTESI
fondato da Roberto Assagioli - Associazione di Promozione Sociale

Le schede dei film

“BAGDAD CAFÉ”

Espansione della coscienza
Più siamo concentrati su noi stessi e meno percepiamo il mondo che ci circonda. Ritenere di essere se stessi solo dentro la propria pelle, come un velo sottile ma discriminante, che ne delimita le forme e ne attribuisce i confini e che ci separa e ci distingue l’uno dall’altro, soli nella propria carne, isole nell’oceano, come se tutto quello che non è “io” sia “la fuori”, al di là del “me”. Ma è proprio toccando il limite intrinseco della nostra finitezza, è proprio sperimentando la nostra immanente fragilità di esseri umani, che ci sembra di percepire un richiamo al superamento di se stessi, al superamento del confine tra vita interiore e vita esteriore, tra io e natura, tra io e tu, tra io e Sé. Allora fluisce in noi un desiderio di superare il limite del proprio “io” e di protenderci verso il mondo “là fuori”.

Due coniugi tedeschi stanno attraversando in auto la California. Lui deve raggiungere il suo gruppo di Jodler in tournee in America. Dopo l’ennesimo litigio, l’uomo pianta la moglie in pieno deserto. Jasmine rimane sola nel deserto del Mojave, stretta nello spirito e nel corpo dal suo loden e cappellino piumato alla bavarese. C’è solo uno squallido motel, “Bagdad Café”. In quel posto assurdo vivono delle persone, un deserto d’anime. Tutto sembra perduto per Jasmine, ma è proprio nel deserto, in quell’apparente geografia dello smarrimento, è proprio in quel motel, dove tutte le cose sembrano apparentemente fuori posto, che troverà, insieme ai suoi compagni, una possibilità di rinascita esistenziale.
(Sergio Schiavini)

“LEZIONI DI PIANO”

Gli incontri che ci cambiano
Nella trama di una storia romantica dell'Ottocento, il pianoforte diventa contemporaneamente soggetto e oggetto del destino dei protagonisti. Il piano risveglia dapprima i sensi (udito, vista, tatto e persino odorato) per poi travolgere i protagonisti dai loro desideri, istinti e passioni sopite dalla solitudine e dal conformismo sociale. Nell'intrecciarsi dell'estasi della musica e della prepotenza dei sentimenti, i protagonisti scoprono la forza di una rinascita esistenziale.

Una delle chiavi di lettura del film può essere quella di vedere l'evolversi nei personaggi delle loro funzioni psicologiche così come delineate dal diagramma della "Stella delle Funzioni" di Assagioli.
(Sergio Schiavini)

"L’ALTRA DONNA”

La difficile strada verso l’armonia
La protagonista, preside della facoltà di filosofia a New York, si sente realizzata sia nella vita professionale che in quella dei sentimenti. Una serie di incontri casuali fanno emergere le falsificazioni nei suoi rapporti. Improvvisamente, diventa consapevole che quelle che erano le sue sicurezze erano in realtà solo delle maschere, delle finzioni. Questa scoperta così amara e dolorosa la spinge a ricercare la sua vera identità. Attraverso un lavoro di introspezione (e di rinascita), la protagonista rivive gli eventi salienti della sua vita: “Provai uno strano miscuglio di malinconia e di speranza, mi chiesi se un ricordo è qualcosa che hai perduto o qualcosa che hai. Per la prima volta, dopo tanto tempo, mi sentii placata”.
(Sergio Schiavini)

"ZELIG"

La percezione di sé
I grandi maestri dicono che la domanda più importante del mondo è: “Chi sono io?”. Per la psicosintesi, questa è la domanda che ognuno deve porsi nella prima tappa del cammino da compiere: Conosci te stesso – Possiedi te stesso - Trasforma te stesso. Il Conosci te stesso comporta lo sviluppo della percezione di sé. Ma perché la facoltà di percepirsi per quello che realmente siamo è così difficile da acquisire? Assagioli parla di “espansione della coscienza” come della capacità di lasciare affiorare nel campo della coscienza elementi dell’inconscio. Si pensa di essere consapevoli in tutte le cose che facciamo, invece nella realtà quotidiana una serie di personaggi saltano fuori dall’inconscio e prendono la scena. Queste sub-personalità recitano la loro parte attraverso una precisa costellazione di sentimenti, emozioni, impulsi, pensieri, desideri, atteggiamenti … anche contro la nostra volontà. Questi personaggi poi agiscono con caratteristiche opposte. E’ qui che ci rendiamo conto di essere un’entità separata tra quello che pensiamo di essere e quello che realmente siamo. Quale forza di volontà quando siamo uno, nessuno, centomila? Quale livello di energia quando siamo così frammentati? E dov’è l’”io” in queste situazioni? Non c’è, o meglio, di volta in volta s’identifica totalmente con i personaggi. E’ come una recita teatrale dove manca il testo di recitazione e i personaggi entrano in scena quando vogliono per recitare quello che vogliono. Questi personaggi in cerca d’autore hanno bisogno di un regista e di un copione. L”io” è il regista che interviene sulla personalità, poiché è la sua coscienza. Il copione è il progetto di realizzazione di sé e del Sé, attraverso il principio regolatore della sintesi (dal greco, composizione) delle parti di cui siamo costituiti. Come partire nel Conosci te stesso? Attraverso l’auto-osservazione, che significa guardare – osservare quello che facciamo, come se accadesse a qualcun altro: è l’”io” che osserva il “me”. E’ l’”io” che, con pazienza, riconosce le sub-personalità in azione, si disidentifica da esse e comincia a plasmarle secondo il progetto. Avvertenza per i naviganti: con le proprie sub-personalità non c’è migliore aiuto che l’auto-ironia.
Il film “Zelig” è un finto documentario (regia e recitazione di Woody Allen, 1983) che ricostruisce la biografia di un immaginario personaggio degli anni Trenta. Leonard Zelig è un camaleonte umano che assume, di volta in volta, la psicologia di chi lo circonda per ottenerne l’approvazione. Con questo film, possiamo osservare un personaggio che sfoggia una sub-personalità dietro l’altra.
(A cura diSergio Schiavini)

“MONSIEUR IBRAHIM E I FIORI DEL CORANO”

L'angolo quotidiano del sacro
"Perché non sorridi mai, Momò?"
"Monsieur Ibrahim, il sorriso è roba da ricchi, intendo dire che è roba per gente felice.
Io non ho i mezzi". "Ecco, è qui che ti sbagli. è il sorridere che rende felici" .

Monsieur Ibrahim sarà per Momò, il ragazzo parigino che non sorride mai, il Maestro, che comprende i problemi del giovane, in quanto universali, e riesce, con la pazienza amorevole del Vecchio Saggio, a trasmettergli la, capacità di guardare in un altro modo la realtà. Quello che vediamo attraverso gli occhi, non sono gli occhi a vedere: essi sono solamente delle aperture per vedere. Colui che vede sta dietro agli occhi. Monsieur Ibrahim insegnerà a Momò che i sensi sono strumenti di consapevolezza interiore, sono strumenti per sentire l'intensità dell' essere vivi. Vista, udito, tatto, gusto, odorato portano al sesto senso: quello di percepire la bellezza del mondo, l'aspetto transpersonale che permette il superamento dei limiti apparenti del mondo stesso. Un processo di sensibilizzazione dei propri sensi in modo da renderli meno influenzabili dagli aspetti negativi, perturbatori e distruttivi che ci circondano (per Assagioli, lo "smog psichico") e più sensibili al bello, al buono e all'armonico. Un esercizio che non va considerato come una fuga dalla realtà, ma un accoglimento pieno degli aspetti positivi della vita, un rendere sacro ciò che più vale. E' l'attività che Assagioli chiama "consacrazione della vita quotidiana".

(A cura di Sergio Schiavini)

“Holy Smoke - Fuoco sacro”

La difficile strada verso l’armonia
Ruth, una ragazza australiana, in preda a un forte disagio esistenziale, compie un viaggio in India e viene irretita da un guru e dalla sua setta. Straccia il biglietto di ritorno e decide di vivere nell'ashram. La sua famiglia, con uno stratagemma, la riporta a casa e la convince a sottoporsi a un trattamento di soli tre giorni con un "de-programmatore spirituale", l'americano P.J., che deve riconvertirla ai valori della società occidentale. P.J. porta Ruth in una casupola nel deserto, ma quello che viene ritenuto un trattamento psicologico di routine si trasforma in una lotta all'ultimo sangue. I due protagonisti non si risparmiano un colpo, mettendo in gioco tutto: l'età, l'esperienza, l'amore, le idee, l'interpretazione del mondo... Una partita crudele dove sconfitte e vittorie si susseguono e tutte le certezze vacillano... ma uno cambia radicalmente l'altro.
Con la storia di Ruth, l'antropologa-regista neozelandese J. Campion approfondisce i suoi temi preferiti: l'esigenza di spiritualità in una società cannibalica esteriore, le regole sociali e le loro trasgressioni, il conflitto tra i sessi, l'imparare sulla propria pelle a distinguere tra falsi e veri maestri, l'esigenza di perseverare nella propria strada nonostante la "contaminazione quotidiana del caos esistenziale" ...
Il film si presta in modo particolare ad essere analizzato con le tematiche proprie della psicosintesi.
(A cura di Sergio Schiavini)

“PRIMAVERA, ESTATE, AUTUNNO, INVERNO E... ANCORA PRIMAVERA”

Una metafora sulla vita: semplice, delicata, coinvolgente. Pura poesia fatta di silenzi, parole suoni e incantevoli paesaggi: questo è Primavera, estate, autunno, inverno e... ancora primavera.

è il cammino di un uomo che avrà modo di sperimentare in modo estremo l’amore e l’odio, la violenza e la delicatezza delle piccole cose, il desiderio e il piacere. Ed in fondo al viaggio, passate le stagioni, giunto sulla vetta, potrà finalmente vedere il suo mondo dall’alto, prenderne piena coscienza, staccarsi e redimersi così dal dolore che ha generato nel passato. È la “porta senza porta”, l’esperienza dell’unione e della separatività. Così siamo condotti da un piano dell’esistenza all’altro: il piano umano, dei bisogni da soddisfare e dei desideri da realizzare, e il piano dell’anima dove può avvenire la vera conoscenza di Sé, dove si può esperire il mondo esterno unito e, nello stesso tempo, separato da quello interno.
(Psicosintesi n 4 ottobre 2005)

“FILM BLU”

Primo film della trilogia che il regista Kieslowski dedica agli ideali rappresentati dai colori della bandiera francese e al motto della rivoluzione francese “ Libertè, Egalitè, Fraternitè"

Il colore blu è un colore immobile, un colore freddo che si chiude in se stesso, come la protagonista del film.
La tragedia di una donna – Il dolore della solitudine – La lenta ripresa della vita.
L’essere umano cresce con l’amore, ma rinasce con l’abbandono, la morte è difficile da accettare e sopraggiungendo all’improvviso lo è ancora di più. Come affrontare allora la vita senza i propri cari, come accettare di vivere senza di essi, come affrontare quel durissimo, ma anche vitale e creativo processo della “elaborazione del lutto”? Elaborazione che ci poterà a produrre, dal dolore, nuovi progetti e nuova vita.
Julie ha vissuto un dramma devastante; in un terribile incidente, in cui anche lei rimane coinvolta, perde il marito e la figlioletta. Uscita dall’ospedale viene sopraffatta da una solitudine inconsolabile, perde gli interessi per la vita quotidiana, rifiuta ogni emozione. Apatia e malinconia la portano a tagliare i ponti con il mondo, é convinta che l’amicizia, l’amore e la famiglia siano trappole che ti catturano, ti tolgono la libertà.
E quando Julie comincia ad indagare sulla vita del marito, la scoperta del tradimento con una giovane amante la riscuote dal proprio torpore e le ridà la voglia di vivere, riscoprendo così l’amore per la vita, e comprendendo la ragione per cui ogni essere umano deve compiere ogni sforzo per il raggiungimento del proprio destino. La vita si trasforma in morte e la morte trasforma la vita di chi continua a vivere.

“FILM BIANCO”

Secondo film della trilogia che il regista Kieslowski dedica agli ideali rappresentati dai colori della bandiera francese e al motto della rivoluzione francese “ Libertè, Egalitè, Fraternitè”.

Un matrimonio fallito – La crudeltà del marito – la sconfitta morale di entrambi i coniugi.
Karol è un parrucchiere polacco, emigrato a Parigi per amore. La vita scorre tranquilla fino a quando si ritrova in un’aula di tribunale per il divorzio che la moglie Dominique chiede perché il matrimonio non è stato consumato a causa dell’impotenza del marito. Umiliato in tribunale e privato di ogni risorsa economica, Karol è costretto a condurre una vita da barbone.
Mendicando conosce un suo connazionale, Nikolaj, che gli propone uno strano lavoro: l’omicidio di un uomo che ha deciso di morire. Entrambi troveranno l’uno nell’altro la propria possibilità di riscatto.
Divenuto ricco, Karol usa il denaro per attuare un suo crudele piano di uguaglianza, ma è un’uguaglianza che viene espressa in senso negativo. Il conflitto interno, la paura di essere diverso e la voglia di essere uguale, alla pari, fa scattare per far provare alla ex moglie lo stesso dolore da lui patito una crudele vendetta nei confronti della donna.
La storia si conclude in una sconfitta morale per entrambi i protagonisti.

 

“Film Rosso” 

Terzo film della trilogia che il regista Kieslowski dedica agli ideali rappresentati dai colori della bandiera francese e al motto della rivoluzione francese “Libertè, Egalitè, Fraternitè”.

Una donna generosa - Un giudice cinico - Due modi per affrontare la vita.
Il film sviluppa il tema della fraternità tra il senso del dovere di Valentine, persona sensibile e disposta verso gli altri, e l’avversione verso “l’Uomo” del protagonista maschile che fa degli altri un semplice oggetto di osservazione.
Valentine un giorno investe con l’auto un cagnolino e è quella la circostanza che le fa conoscere il proprietario, un giudice in pensione. Le frequentazioni di Valentine nella casa del giudice le permettono di scoprire che nella sua apparente solitudine il giudice rivolge la sua attenzione verso gli altri, spia i suoi vicini casa e ne intercetta le conversazioni telefoniche.
Mettendo così a confronto l’idea di fratellanza, intesa come altruismo e generosità di Valentine, con quella cinica e priva di speranza del giudice, emerge a poco a poco il bisogno del giudice di aprirsi e di dimostrare di avere finalmente fiducia in qualcuno e racconta del perché della propria misantropia verso gli altri. Emergerà così il motivo che ha privato il giudice della capacità di amare e che ora finalmente gli verrà ridata attraverso l’idea di fratellanza di Valentine.