ISTITUTO DI PSICOSINTESI
fondato da Roberto Assagioli

Isolati ma non soli

    Come era per certi versi prevedibile, il radicale condizionamento a cui ci sta sottoponendo l'attuale emergenza sanitaria da 'Covid-19' si sta prolungando ed è difficile pronosticare quando la vita tornerà al suo normale corso. Sono certamente tempi lunghi scanditi da ansia, preoccupazione, incertezze, sgomento, inattività, sovvertimento di abitudini, di consuetudini, di condizioni lavorative ed economiche, per molti, purtroppo, contrassegnati da dolore e lutto.

Soprattutto questo è il tempo del distanziamento sociale, del confinamento nelle proprie abitazioni; situazione questa che ci avvicina, in un certo senso, a quella dei reclusi, con tutte le conseguenze che ne derivano, fra cui vissuti di isolamento e solitudine.

Eppure Erich Fromm afferma che le due cose non coincidono, ovvero che possiamo essere ristretti in una cella in carcere o in cima a un monte sperduto e quindi isolati, e purtuttavia non sentirci soli, se siamo in compagnia di sentimenti, idee, valori di appartenenza, specialmente condivisi con qualcuno, con vincoli affettivi di amicizia, stima, considerazione.

Questa può essere pertanto un'occasione per connetterci, dalle nostre abitazioni, stanze, con i principi e gli strumenti della psicosintesi e soprattutto col pensiero del nostro caposcuola Roberto Assagioli, i quali ci vengono in soccorso in un periodo di tale affanno e bisogno esistenziale e psicologico.

Quale lettura più appropriata del libro di Assagioli: Libertà in prigione? È uno scritto del 1940, compilato in occasione della prigionia del padre della psicosintesi a Regina Coeli e pubblicato in italiano dall'Istituto di Psicosintesi nel 2018 (Assagioli era stato arrestato il 22 agosto 1940 con l'accusa di 'pacifismo' e di 'internazionalismo', e rilasciato il 19 settembre 1940).

Fra le perle di tali pagine troviamo queste considerazioni:

“ Il primo giorno …. mi chiesi: «Che atteggiamento devo assumere? Come posso utilizzarlo?» … Non una 'rassegnazione' passiva e triste, ma una positiva e serena accettazione di una condizione inevitabile … una ricerca attiva del modo migliore di utilizzare appieno le opportunità offerte dalla nuova situazione.

…. La vita in prigione mi [offerse] un'interessantissima e unica opportunità di nuove osservazioni e insoliti esperimenti. Mi resi conto che ero libero di assumere diversi atteggiamenti verso la situazione, di darle diversi valori, di utilizzarla, o meno, in diversi modi.

Potevo ribellarmi internamente e imprecare; oppure sottomettermi passivamente, in modo vegetativo; oppure potevo indulgere nel malsano piacere dell'autocommiserazione e assumere il ruolo di martire; oppure potevo prendere la situazione in modo sportivo e con senso dell'umorismo, considerandola come una strana e interessante esperienza (quella che i tedeschi chiamano Erlebnis). Potevo farne un periodo di riposo, oppure un periodo di intensa riflessione ….

Nella mia mente non c'era dubbio alcuno riguardo a questa essenziale libertà e potere, e ai suoi relativi privilegi e responsabilità. Responsabilità verso me stesso, verso chi mi era vicino e verso la vita stessa o Dio”.

(pagg. 21-24)

     A chi non potesse disporre del libro segnalo la profonda e generosa riflessione di Piero Ferrucci (allievo di Assagioli e che il Gruppo di Psicosintesi di Forlì-Cesena e Ravenna ha avuto il privilegio di aver come relatore nell'ottobre dello scorso anno) pubblicata di recente nella propria pagina Facebook (http://www.facebook.com/notes/piero-ferrucci/dove-il-virus-non-arriva/2554965184761720/?scmts=scwspsdd&extid=N3NveocxLK8z6aLU ) dal titolo: Dove il virus non arriva. È veramente interessante e propone un esercizio meditativo di grande utilità che può essere facilmente praticato. Piccoli aiuti, in questa epoca di emergenza, che possono far leva sulle nostre risorse con incredibili risultati. 

  

William Esposito

Forlì, 29 marzo 2020

Foto in alto tratta da: R. Bach: Il Gabbiano Jonathan Livingston