ISTITUTO DI PSICOSINTESI
fondato da Roberto Assagioli

La sposa di Ade

eventi
Per tutti

Testo e regia di Danilo Caravà - con Domitilla Colombo

Unico

Giovedì ore 21.00 - 21.30

Sede del Centro
Via Bartolomeo Eustachi 45
Milano

Giovedì 28 Marzo 2019

Note di regia   Certi racconti rimangono lì, sospesi dentro l’autore, oppure alla finestra con la faccia incollata sul vetro della nostra ispirazione, come bambini di fronte alla vetrina di un pasticciere, come i sei personaggi pirandelliani, certe storie vogliono, fortissimamente, vivere sul palcoscenico, trovare nella messa in scena una legittimazione definitiva, la forza del cogito cartesiano, e la mia è una di queste. La storia è vera, una prozia, nei primi anni 40, durante le prove dell’abito da sposa, pochi giorni prima di convolare a nozze, fu lasciata improvvisamente, senza apparente motivo dal fidanzato, e per disperazione si gettò dal balcone avvolta nel tulle bianco. Questa immagine, come una foto in bianco e nero nel libro dei ricordi è diventata gradatamente un monologo, e si è arricchita di particolari, mi ha spinto a cercare nel più segreto recondito dell’anima l’essenza di questo gesto, a verbalizzare parola dopo parola questo canto del cigno, di un cigno che mi è vicino quanto può esserlo un proprio parente. E proprio come la perla nasce da un’irritazione, da un istinto di difesa dell’ostrica, così questo suicidio è il granello che ha prodotto intorno a sé la madreperla del testo. Ci sarà un musicista ad accompagnare l’interprete, un violoncellista che costruirà un’affinità elettiva e là dove le parole non potranno arrivare, o dovranno fatalmente traguardare in altro da sé, vivrà la sua musica, che sarà anche uno stimolante somatico, emozionale, per l’attrice, entrambi avranno un rapporto simbiotico, profondo sulla scena. Ci saranno simulacri di sposa, manichini di un sogno rimasto sospeso, troppo leggero per obbedire alla forza di gravità e spegnersi nella caduta a terra. Come la rugiada bagna il prato al mattino, così una struggente melanconia, una tristezza lieve, e vestita di un dolce tepore, al pari della musica di un fado portoghese, vestirà delicatamente questa promessa sposa e l’accompagnerà fino al tragico epilogo. Le lacrime sono, in fondo, un mare tutto da scoprire che sta lì, appena dietro gli occhi, e di tanto intanto lo sciabordio delle onde ne supera i confini e fa mostra di sé sul volto. La protagonista è un po’ come Antigone, vuole l’assoluto, in forma di amore, “che sia tutto o non sia niente”, e non c’è Creonte che possa convincerla del contrario, nacque a legami d’amore e non d’odio. Non potevo fare altro che raccogliere quel fiore, quel giglio bianco che riposava sul duro materasso dell’asfalto, e farlo fiorire una volta ancora sul palcoscenico.

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