ISTITUTO DI PSICOSINTESI
fondato da Roberto Assagioli

Come GESTIRE la SOFFERENZA

Se si sa come soffrire si soffre meno, afferma il maestro zen Thich Nhat Hanh.

Ma come si fa a soffrire meno?

La maggior parte delle volte non è tanto la sofferenza a creare un probelma quanto la nostra reazione alla sofferenza: ci diamo addosso quando stiamo male, sia dal punto di vista fisico che psichico. 

Vorremo essere in forma e essere felici.

Probabilmente quando eravamo piccoli i nostri genitori non ci hanno abbracciato abbastanza quando piangevamo, anzi si infastidivano (quante volte facciamo noi stessi così oggi con i nostri figli?), e ci dicevano di smetterla, che “se non smettevamo ci avrebbero dato due schiaffoni perché almeno così avremmo pianto per qualcosa”.

Ma poveri i nostri genitori, evidentemente i nostri nonni avevano fatto così con loro. E così via, catena dopo catena.

Per questo motivo oggi non siamo capaci di contenere la nostra sofferenza e tendiamo a darci addosso quando stiamo male.

Ma più ci diamo addosso più stiamo male. Diventa un cane che si morde la coda. 

Allora come fare?

Immaginiamo noi quando eravamo bambini di 5 anni tristi e piangenti: immaginiamo di abbracciare quel bambino o quella bambina e cullarla dicendo “ora passa”. Possiamo farlo sdraiandoci sul letto, ascoltando il respiro e immaginando di dare amore a quel bambino. Oppure possiamo farci una tisana calda, un bagno caldo, una passeggiata in mezzo alla natura. Se abbiamo un partner possiamo chiedergli di abbracciarci e stare con lui o lei sdraiati sul divano in silenzio. Oppure possiamo chiamare un’amica fidata e dirle che siamo tristi.

Non sempre sarà possibile trovare qualcuno che si prenda cura di noi al momento giusto, ma provare non nuoce. Per questo è importante trovare un modo anche da soli di accogliere il dolore.

Coccolarsi è smettere di darsi addosso. 

Possiamo pregare o parlare con un nostro caro che non abita più in questo mondo e chiedergli aiuto e conforto.

E poi possiamo renderci conto che la sofferenza ha una sua utilità: se ben usata ci può rendere persone migliori.

Se sappiamo accogliere il nostro dolore sarà più facile in futuro accogliere e capire anche quello degli altri.

La sofferenza ci può rendere persone più compassionevoli, possiamo sentire che tutti in qualche modo prima o poi soffrono, non solo noi. Siamo tutti connessi gli uni con gli altri. 

Dopo esserci coccolati un po’ possiamo decidere di lasciare andare la sofferenza, e ringraziarla per essere venuta a insegnarci qualcosa.

Ora possiamo scegliere l’antidoto più adatto alla sofferenza: l’Amore. 

Facciamo un atto di amore verso qualcuno, prendiamoci cura di una pianta, coccoliamo un bambino o un animale, oppure facciamo ciò che più ci piace fare: disegnare, scrivere, ballare, cantare. 

L’Universo ci vuole felici, ci vuole come quando eravamo bambini gioiosi. 

Ma attenzione: l’Universo non ci critica se siamo tristi, ci prende in braccio e ci culla se glielo lasciamo fare.

Cerchiamo di recuperare quella parte di noi che ancora si fida di un Universo Amorevole, che ancora sa amare.

 

Eleonora Ievolella

Blog http://piusemplice.net