ISTITUTO DI PSICOSINTESI
fondato da Roberto Assagioli

“CORAGGIO ! PIANGI !” tratto da Mercola . Assumi il controllo della tua salute. Del dottor Mercola

Sommario

-        Il pianto serve a due scopi principali: aiuta a ridurre lo stress e a migliorare l’umore di chi piange e spinge le persone circostanti a mostrarsi più desiderose di aiutare.

-        Il pianto stimola l’empatia ed un comportamento a favore degli altri; facilita i legami sociali e riduce l’aggressività.

-        Il pianto emotivo fa scattare il rilascio dell’ossitocina, l’ormone dell’amore, che può attutire il dolore fisico ed emotivo.

 

Quando vi sentite stressati, irritati o ansiosi, fare un bel pianto può farvi sentire molto meglio.   E’ come se il versare  lacrime agisse da rilascio fisico delle emozioni negative.  Mediamente, negli Stati Unita d’America, le donne piangono 3.5 volte al mese contro le 1.9 volte degli uomini.  Questo  riguarda solo le lacrime “emotive”, un fenomeno che si dice avvenga soltanto negli esseri umani (ma può accadere anche negli elefanti e nei gorilla).

Le lacrime emotive o “fisiche”, come certe volte vengono chiamate, sono prodotte in risposta ad emozioni forti -  stress, gioia, tristezza, dolore fisico ed altro.  Queste emozioni provocano il pianto attraverso un’intricata connessione con il sistema nervoso autonomo.  In termini scientifici, il fenomeno al quale ci riferiamo come pianto è provocato dalla glandola lacrimale, situata tra il bulbo oculare e la palpebra,
che produce le lacrime.

IL PIANTO E’ CURATIVO E SUSCITA EMPATIA
Il pianto è considerato una forma di comportamento auto-lenitivo,  qualcosa che può aiutare a calmarvi quando vi sentite agitati.  Come alcuni ricercatori hanno spiegato nella rivista “Frontiere della Psicologia”:

“Questa universale ed unicamente umana espressione dell’emotività può essere suscitata da una pletora di circostanze, da quelle apparentemente frivole e di poca importanza agli eventi più cruciali della propria vita, dalle esperienze estremamente positive a quelle estremamente negative.
Per esempio sia guardare un film che il godere della bellezza della natura possono far piangere le persone, così come la morte di un proprio caro o la nascita di un bambino.  Prevalentemente  si piange nelle situazioni in cui vi è una separazione, una perdita o quando ci sentiamo impotenti o travolti da una forte emozione,  sia essa negativa o positiva.”

Il pianto serve a due scopi principali, asseriscono i ricercatori:  aiuta a ridurre lo stress e a migliorare l’umore di chi piange e nello stesso tempo si ripercuote sulle persone che sono presenti.  Questo è ovvio nei bambini molto piccoli, che piangono per attirare l’attenzione degli adulti che li circondano.

La ricerca sostiene che anche negli adulti il pianto incoraggia l’empatia e dei comportamenti  più gentili, facilita i legami sociali e riduce l’aggressività.
Jonathan Rottenberg, ricercatore nel campo delle emozioni e professore di psicologia all’Università della Florida Meridionale, ha detto al Time:
“Il pianto segnala a voi stessi e agli altri che c’è un problema importante che almeno al momento non siete in grado di affrontare … E’ in gran parte un segnale, un indizio, per capire la vera origine del pianto.”

IL PIANTO PUO’ MIGLIORARE L’UMORE, AIUTARE AD ALLEVIARE IL DOLORE

Un altro paradosso del pianto è che, mentre all’inizio può far stare peggio, tende infine a migliorare l’umore e perfino ad alleviare il dolore fisico.  Ricerche pubblicate circa la Motivazione e le Emozioni hanno scoperto che chi piange per un film commovente, subito dopo,  peggiora notevolmente il proprio stato d’animo mentre l’umore di coloro che non piangono rimane invariato.

Ma, nelle misurazione successiva, fatta 20 minuti dopo,  l’umore di chi aveva pianto era ritornato normale e, cosa interessante, dopo 90 minuti l’umore non soltanto aveva recuperato ma era migliorato rispetto alla misurazione fatta prima del film.

Così, mentre il pianto può inizialmente farci sentire peggio, alla fine può farci stare meglio.  Si sa che il pianto provocato dalle emozioni fa scattare il rilascio dell’ossitocina - l’ormone dell’amore - e degli oppioidi endogeni, aka le endorfine chimiche del benessere.  Oltre ad avere la potenzialità di attutire il dolore, questo può aiutare a raggiungere uno stato di ottundimento emotivo che aiuta a respingere l’eccesso di stress (e forse il dolore).  La ricerca della rivista ”Frontiere della Psisicologia” osserva:

“Resta l’interessante domanda:  può il pianto, e specialmente il singhiozzare, indurre uno stato di ottundimento, mediato da cambiamenti nel livello degli oppioidi, che possa aiutare le persone a sopportare il dolore fisico e quello emotivo?”

Versare lacrime per un’emozione  può anche diminuire lo stress perché  le lacrime contengono una forte concentrazione dell’ormone adrenocorticotropico (ACTH),  una sostanza chimica collegata allo stress.  Una teoria sul perché piangiamo quando siamo tristi è che piangere  aiuta il nostro corpo a rilasciare alcune di queste sostanze, aiutandoci così a sentirci più calmi e più rilassati.

IMPLICAZIONI SOCIALI DELL’ AVERE - O NON AVERE -  IL PIANTO FACILE

Non bisogna vergognarsi di piangere, ma il pianto cambia sicuramente, nel bene e nel male, il modo in cui siamo percepiti dalle persone che ci sono vicine.  Detto questo,  succede la  stessa cosa se non piangiamo.  Da un lato la ricerca suggerisce che le persone facili al pianto sono viste come più sensibili ma anche meno in gamba.
In una ricerca su 475 persone che avevano riferito di aver perso la capacità di piangere,  questi dichiararono di sentirsi meno connessi agli altri e di ricevere meno empatia e meno sostegno.  Nonostante ciò il loro livello di benessere era pari a quello delle persone che piangono in maniera normale.

Il modo di essere considerati quando si piange dipende anche dall’età di chi piange.   Quando i partecipanti alla ricerca videro delle foto di persone di età diverse che piangevano, le immagini degli adulti  suscitarono la maggior quantità di tristezza e  stimolarono il massimo livello di comprensione.  Seguirono poi le immagini di bambini in lacrime ed infine dei lattanti.

Intanto non si sa se la mancanza del pianto, o il pianto eccessivo, segnala un maggiore rischio di malattia mentale, sebbene almeno uno studio abbia sostenuto che la percezione di un collegamento tra il pianto e la depressione è infondata.
Gli autori hanno asserito:

“E’ sorprendente che ci siano poche prove della diffusa affermazione che la depressione porta a piangere di più e più facilmente.  C’è anche scarsa convinzione a favore dell’affermazione opposta secondo la quale le persone molto depresse perdono la capacità di piangere.”

LASCIATE SCORRERE LE VOSTRE LACRIME  -  VI FA BENE

C’è ancora molto da imparare sul perché piangiamo e perché alcuni piangono più di altri.  Oriana Aragon, assistente alla cattedra di marketing dell’Università di Clemson nel South Carolina, sostiene che abbiamo tutti una nostra propria soglia del pianto, che è il punto in cui i sentimenti ci sommergono fino al punto di piangere.

In alcuni questa soglia è alta e in altri è bassa.  Allo stesso tempo abbiamo anche una nostra particolare reattività emotiva, che è l’intensità che un sentimento deve avere per farci piangere.   Alcuni piangono solo quando le loro emozioni raggiungono quota 10 mentre altri cominciano a piangere già a quota 1.

“E’ molto probabile che questi due elementi, soglia del pianto e reattività emotiva, interagiscano lungo uno spettro.  Da un lato c’è la persona con la soglia alta, che ha la pelle dura e raramente sente il bisogno di piangere, all’altra estremità c’è la persona ipersensitiva con una soglia bassa, che può facilmente scoppiare in lacrime .

Nell’insieme, il pianto non è una semplice reazione ma piuttosto un comportamento dalle molte sfaccettature che ci può offrire degli spunti su come elaboriamo e regoliamo i nostri sentimenti e su come facciamo esperienza del mondo che ci circonda.”

Anche il dr. Judith Orloff, autrice del libro “Libertà Emotiva:  Liberati dalle Emozioni Negative e Trasforma la Tua Vita ORA”,  ha condiviso quanto il pianto sia importante per la psiche e perché è tempo di lasciare andare i pregiudizi secondo i quali il pianto è visto come un segno di debolezza.  Al contrario ella lo vede come un segno di forza:

“La società  ci dice che siamo deboli perché piangiamo – specialmente che ‘gli uomini  forti non piangono’.  Io respingo queste nozioni.   Il nuovo illuminato paradigma  di cosa siano un uomo e una donna forti è che sono persone che hanno la forza e la consapevolezza di piangere.  Sono queste le persone che mi colpiscono, non quelle che inalberano un aspetto macho di falso coraggio.

 Cercate di liberarvi di quei preconcetti sul pianto che sono falsi e fuori di moda.  Piangere è bene.  Piangere è sano. Aiuta a far scomparire la tristezza e lo stress.  Il pianto è inoltre essenziale per sciogliere il dolore, quando  ondate di lacrime ci  assalgono, di quando in quando,  dopo l’esperienza di una perdita. 
Le lacrime ci aiutano a elaborare la perdita in modo da poter continuare a rimanere con i nostri cuori aperti alla vita.”

 

Tradotto da Rosella Damiani

Milano, 23 novembre 2017