ISTITUTO DI PSICOSINTESI
fondato da Roberto Assagioli

Perchè non dovremmo avere paura di soffrire - Tratto da “L’Arte di Vivere” di Thich Nhat Hanh

Invece, secondo il maestro Zen Thich Nhat Hanh, dovremmo aver paura di non sapere come confrontarci con la sofferenza

Non dovremmo aver paura di soffrire.  Di una sola cosa dovremmo aver paura ed è il non sapere come comportarci di fronte alla sofferenza.  Confrontarsi con la sofferenza è un’arte.  Se sappiamo come soffrire, soffriamo molto meno e non temiamo più di essere sopraffatti dal dolore. 
L’energia della Mindfulness  ci aiuta a riconoscere, accettare ed abbracciare la presenza del dolore.  Questo ci procura già un po’ di calma e di sollievo.
Quando siamo sorpresi da una sensazione dolorosa,  spesso cerchiamo di reprimerla.  L’affiorare della sofferenza ci mette a disagio e spesso cerchiamo di  respingerla oppure di nasconderla.

Ma chi pratica la mindfulness lascia che la sofferenza si manifesti, in modo da poterla identificare e abbracciare.  Questo sarà causa di trasformazione e di sollievo.
La prima cosa che dobbiamo fare è accettare ciò che non va dentro di noi.  Quando riconosciamo e accettiamo i sentimenti e le emozioni difficili, cominciamo a sentirci più in pace.  Quando vediamo che quelle parti negative ci possono aiutare a crescere ne abbiamo meno paura.

Quando soffriamo invitiamo una diversa energia a venir su dalle profondità della coscienza:  l’energia della mindfulness.  La mindfulness ha la capacità di accogliere la sofferenza.  Dice:  “Salve, dolore!  So che ci sei e mi sto curando di te.  Non aver paura.”

Ora siamo consapevoli dell’esistenza di due forze in noi:  l’energia della mindfulness e quella della sofferenza.  Il compito della mindfulness è prima di riconoscere e poi di accogliere la sofferenza,   con delicatezza e compassione.
Per fare questo vi servirete del tipo di respirazione che si fa nella mindfulness. 
Quando inspirate dite in silenzio:  “Salve, dolore mio!”  Quando espirate  dite tra di voi:  “Sono qui per te.”  Dentro il respiro c’è l’energia del dolore, così, respirando con delicatezza e compassione, abbracciamo la sofferenza con la stessa delicatezza e compassione.

Quando c’è sofferenza dobbiamo ‘esserci’.  Non dobbiamo fuggirla  coprendola con la stanchezza fisica o nascondendola con i divertimenti.  Dovremmo semplicemente riconoscerla ed abbracciarla, come una madre stringe amorevolmente tra le sue braccia il bambino che piange.  La madre sta per la mindfulness e il bambino che piange simboleggia la sofferenza.  La mamma ha la forza e la dolcezza dell’amore.  Quando il bambino è in braccio alla mamma si sente subito confortato e soffre di meno, anche se la mamma non sa ancora bene perché pianga.  Il solo fatto che la mamma abbracci il bambino è sufficiente  ad aiutarlo a soffrire di meno.  Non c’è bisogno di sapere da dove viene il dolore.  Dobbiamo solo accoglierlo e questo porta già un po’ di sollievo.  Quando la sofferenza comincia a calmarsi un po’ sappiamo che la stiamo superando.

Quando entriamo dentro di noi con con l’energia della mindfulness non abbiamo più paura di essere sopraffatti dalla forza del dolore.
La mindfulness ci da’ la forza di guardarci dentro e fa nascere in noi la comprensione e la compassione.

 

Tratto da “L’Arte di Vivere”  di Thich Nhat Hanh

Milano, 18 Luglio 2017 - Traduzione Rosella Damiani